sabato 19 novembre 2011

Il narcotrafficante

<Venga, signorina, entri pure. Si sieda lì.>
Il poliziotto era in piedi, davanti ad un distributore d’acqua.
< Sa perché è qui, signorina?> Disse, mentre si sedeva sulla sedia girevole, dall’altra parte della scrivania.
Lei lo guardò, poi riabbassò gli occhi. < E’ stata portata qui, signorina, a causa della scomparsa del signor Antonio De Iolis, trentuno anni. Lei lo conosce?>
La ragazza annuì leggermente, senza però aprire bocca. Le avevano detto che Antonio era sparito quando erano venuti a prenderla a casa, quel pomeriggio. Le sembrava di vivere un poliziesco, ma senza avere una lampadina puntata in faccia. Quello era un semplice ufficio di polizia, con la porta a vetri oscurati, dalla quale si intravedeva la gente che passava; c’era una scrivania, una libreria piena di fascicoli ed una finestra, posta ad ovest, dalla quale, in quell’ora, si poteva osservare il tramonto.
< Abbiamo visto dai tabulati telefonici che da due mesi a questa parte molte delle telefonate del ricercato sono state rivolte a lei. Ma dal telefono di De Iolis non risultano, probabilmente le cancellava. Questo ci ha fatti insospettire. Che tipo di rapporto avevate?>
La ragazza notò che il poliziotto portava la barba come suo padre.
Prese coraggio e fece uscire la voce: < Io e il signor De Iolis ci frequentavamo abitualmente.>
Il poliziotto guardò in alto un po’ spazientito, poi disse: < Bene, ma, ripeto, che tipo di rapporto avevate? Eravate soci? Amici? O forse amanti?> A questa parola lei sussultò, così lui, avendo capito di aver cetrato la questione, continuò: < Signorina, non siamo qui per accusare nessuno di errata moralità, ne di tradimento, ma dobbiamo ritrovare una persona scomparsa.> Tradimento, errata moralità…cosa c’è di errato nell’amare qualcuno? Antonio e la sua ragazza non erano sposati, ancora nemmeno convivevano: volevano aspettare che lei, ventotto anni, si laureasse per poi comprare una casa insieme. E lei non era altro che la sua sciocca amante: una ragazzina di diciannove anni, alle prese con gli esami di maturità, che ora doveva rispondere a tutti gli sbagli dovuti alla sua immaturità, che l’aveva fatta cadere in quel vortice di bugie.
< Si, signore, io e Antonio, il signor de Iolis, eravamo amanti.>
< Perfetto…e dove vi vedevate?>
Perché quella domanda? Tirò su un sospiro e, tanto valeva, prendere il coraggio a due mani e parlare.
< A casa sua, signore. Ci vedevamo di nascosto: non abitavamo lontani. Ma non era così semplice, sa? Ai miei genitori dicevo che uscivo con una mia amica. Solo lei lo sapeva, e mi copriva le spalle. Ma non potevo dirlo a nessun altro: come sarei stata giudicata? Mi avrebbero certo detto che non era il caso.. Com’è duro, a volte, prendere atto della verità…> Tutto questo le uscì in un fiato, mentre le lacrime cominciavano a rigarle la faccia.
< A casa del signor De Iolis ha detto? Quindi lei sapeva dei suoi traffici?>
Un sussulto.
< Quali traffici, scusi?>
< Traffici di droga, signorina. Ebbene si, il signor De Iolis, per poterne usufruire, nascondeva droga in casa. Quella di facile commercio, però, che consumano i giovanissimi come lei. E’ sicura di non saper nulla? Il signor De Iolis non le ha mai detto, ne offerto, niente?>
Offerto? Ma come gli veniva in mente? Antonio non avrebbe mai fatto una cosa del genere! Lui le diceva sempre che lei non era fatta per le “cose brutte”, e quella, era una “cosa brutta”.
< No, signore, non sono al corrente di nulla.> Il poliziotto la guardò insicuro, poi tirò su un sospiro. In quel momento bussarono alla porta ed entrò un altro poliziotto, lo stesso che l’aveva portata in quell’ufficio.
< E’ arrivata la fidanzata di De Iolis, comandante, la faccio entrare?> disse.
< Si, si, la faccia entrare. In quanto a lei, signorina, mi raccomando, qualsiasi sospetto le venga in mente ci contatti: dobbiamo tutti collaborare a questo caso! Ora la lascio andare, ma si tenga sempre raggiungibile. A presto!>
Entrando, lo sguardo della donna e quello della ragazza si incrociarono: la prima aveva gli occhi rossi e gonfi, di chi ha appena smesso di piangere, eppure avanzava con fierezza e dignità; la seconda aveva l’aria di chi si sente in colpa, di chi vorrebbe chiedere scusa, ma poi dovrebbe anche dare delle spiegazioni. Si chiedeva se lei, la vera donna di Antonio, sapesse qualcosa di quei traffici illeciti; si domandava se lui, poiché l’amava, le aveva confidato tutto, fidandosi.