PROF. CURSORE
Il cursore batte insistentemente sul
foglio bianco.
Sembra uno di quei professori che
picchiettano le nocche sulla cattedra aspettando una tua risposta
convincente e tu continui a guardarlo con la faccia da pesce lesso
mentre nella tua mente stagna il vuoto totale.
Sapevi qual era la domanda e hai
pensato alla risposta perfetta tutto il giorno.
L'ispirazione ti è arrivata mentre eri
nella metropolitana, schiacciato tra una vecchietta e un ragazzino
che tornava da scuola, e avresti voluto gridare: “Fermi tutti!
Datemi carta e penna e fatemi sedere che io, qui -indicando la tua
testa- ho qualcosa da dire!”.
Ma oltre la figura di merda hai evitato
quei vai-a-quel-paese che di certo nessuno avrebbe avuto cuore di
risparmiarsi.
Il cursore continua ad attendere che le
tue dita comincino a battere sulla tastiera: tu le guardi, speri che
impazziscano e partano da sole, anche solo scrivendo lettere senza
senso, ma niente, rimangono impassibili, sdraiate sui tasti come
lucertole al sole.
Cosa ti passava per la mente mesi fa,
quando le tue dita erano piene di vita, quando scrivevi pagine e
pagine al giorno e avevi sempre l'impressione di aver tralasciato
qualcosa?
Pensavi a lei; ti ispirava; era la tua
musa.
Adesso però non ha più senso: non hai
più parole per quella ragazza, il tuo cuore ha finito i battiti da
dedicarle.
Le parole e i pensieri su di lei sanno
di minestra riscaldata: l'hai consumata fino a farla scomparire.
Mesi fa ti cullavi
nell'autocommiserazione, nella convinzione di non essere capito.
Poi hai dovuto scegliere se era meglio
continuare ad amare qualcuno senza alcuna via d'uscita o annullarla
completamente dentro di te.
Ma con lei hai lasciato andar via anche
la capacità di scrivere parole e parole senza il minimo sforzo:
d'altronde era lei l'unica cosa che ispirava la tua sottile fantasia.
Ma come diavolo fanno i grandi
scrittori, quelli ai quali vengono commissionati romanzi ogni anno, a
trovare sempre l'impulso giusto?
Forse è per questo che non diventerai
mai uno scrittore: loro trovano l'ispirazione in ogni piccola cosa,
dal caffè della mattina alle passeggiate in montagna; riescono ad
ottenere sempre la situazione che gli è più congeniale per iniziare
un nuovo romanzo e, soprattutto, per continuarlo; non temono il
cursore, hanno sempre la risposta pronta, sanno imbastirgli bene la
lezione, anche se non l'hanno studiata.
Tu non sarai mai come loro, è vero, ma
niente ti impedisce di continuare a scrivere quello che vuoi, anzi,
non sarai mai obbligato a dover aggiungere quella noiosissima e
falsissima frase a fine copertina: “ogni riferimento a fatti o
personaggi esistenti, è puramente casuale”.