Sono scesa alla stazione
e il treno è andato avanti,
ho salutati i passeggeri:
li ho visti allontanarsi.
Ridevano tra loro,
si abbracciavano, baciavano,
ma nessuno s'è affacciato
a ricambiare il mio saluto.
Vestiti eleganti
con cravatte e lustrini,
le giacche, i tacchi,
rossetto e orecchini.
Sulla banchina, sola,
sono vestita di stracci,
pantaloni larghi, scoloriti,
cappello e sciarpa rimediati.
La loro corsa continua
verso il futuro.
Banchettano felici
sul treno, al sicuro.
Io attendo la coincidenza
di un treno quasi uguale
con più rispetto, però,
per chi è vestito male.
Mi mancherete, amici miei,
anzi, già mi mancate,
ma oramai su quel treno
io viaggiavo in piedi:
non c'era posto per me
bisognosa di attenzioni,
per me che rido
e, son sincera,
non sopporto i vostri modi.
venerdì 25 gennaio 2013
Futurtreno
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