Sento il silenzio dei fiocchi
che si posano sull'asfalto,
è uno sciaquettìo inquietante
nella notte romana.
Domani so cosa sarà:
un mantello bianco
stenderà il silenzio
finché un'orda di gente impazzita
non correrà a tirarsi la neve.
Morti, sepolti sotto il freddo
gli uomini randagi
e i gatti senza tetto,
non uno più clochard dell'altro,
più miserabile o ruffiano
per un pasto caldo.
A chi è mano il mio futuro?
Non a me, di certo,
o alle mie emozioni,
ma a chi non sa far fronte
ad una nevicata
di ricercatori e precari,
di gente arrabbiata,
miserabile, ruffiana,
per un posto fisso.
Il nero del domani
fa a cazzotti con la neve,
l'ansia d'esser grande,
dell'infanzia, solo nostalgia.