giovedì 21 febbraio 2013

Freccia di fuoco


La prossima fermata è quella di Cristiano: si avvicina alla porta per non rischiare di rimanere intrappolato da chi cerca di salire. Spesso la mattina ci incontriamo sulla banchina della metropolitana, aspettando che arrivi il treno colmo di gente.
Stamattina, però, il treno è veramente troppo pieno: un vero e proprio raduno di persone, chi lavoratore, chi studente, chi turista. A mala pena ci si riesce a reggere agli appositi sostegni rossi in alto e ad ogni fermata e ripartenza si rischia di cadere; che poi, cadere, è impossibile dato che si è stretti nella morsa di chi è accanto.Cristiano scende alla sua fermata e mi fa un cenno con la mano, poi il treno riprende la sua corsa.Tutto ad un tratto cominciamo a sentire uno strano calore provenire da fuori, le pareti del treno si fanno bollenti.
Il treno non si ferma alla stazione successiva e neanche a quella dopo. Uno strano presentimento sta nascendo tra noi: la sensazione di stare per morire. Forse questo è il momento peggiore della vita: il dubbio della morte.Mentre prima vedevamo le stazioni passarci davanti senza che ci fermassimo, adesso vediamo il rosso delle fiamme dai finestrini.Da fuori dobbiamo essere uno spettacolo stupefacente: un dardo infuocato che percorre i binari sotterranei della metropolitana di Roma. Nessuno, però, sembra preso dal panico: oramai la certezza della morte è insita in noi; qualcuno è dispiaciuto perché, prima di morire, avrebbe voluto fare qualcosa, ma poi ci pensa e capisce che se ancora non l'ha fatta un motivo ci deve essere. Comunque, la maggior parte di noi si guarda intorno nell'attesa di passare all'altro mondo. Facciamo tutti parte dello stesso rogo, un rogo che viaggia a 90 Km/h, ognuno di noi è la parte di un tutto. La cosa più intelligente da fare, forse, sarebbe andare verso i vagoni finali, dato che le fiamme provengono dalla testa del treno, per sperare di sfuggire al mostro-fuoco, ma siamo talmente tanti, intrappolati l'uno nell'altro, che nessuno ci ha ancora provato.
Vorrei piangere perché sarei potuta essere una persona diversa: se avessi saputo di dover morire così presto mi sarei divertita di più nella vita; non avrei avuto paura di trasgredire regole che considero idiote; non avrei temuto di innamorarmi, ma soprattutto di dirlo; avrei rischiato la vita per le persone che amo, tanto poi l'avrei persa su di un treno in corsa avvolto dalle fiamme. Il passeggero accanto ha già i vestiti ardenti, tra poco tocca a me.Il sedile di plastica mi si sta sciogliendo sotto il sedere e tra poco le mie ceneri si fonderanno con le sue.Sento la pelle che mi brucia, ma non fa male; a fare male è la lacrima che scende sulla mia guancia.