domenica 22 dicembre 2013

Viscido e silenzioso

Si invitano i passeggeri
a prestare attenzione
a ciò che si insinua
senza rumore.
Al dolore silente
di una moglie scontenta,
all'amore per gioco,
al sibilo e al fuoco
di una passione violenta,
alla trasgressione
di una bimba per bene,
alla pulce nell'orecchio
pronta a colpire.
Al tumore che nasce
nel corpo perfetto
di una ballerina,
all'odore nel letto
che senti la mattina
dopo un'avventura,
ad una piccola paura.
A un risveglio sbagliato,
una preghiera insistente,
un bacio sperato,
una rabbia crescente.
Si necessita ascoltare
tutte le parole
che non sanno dire
gli amanti occasionali,
di guardare bene
gli occhi trasparenti
di chi vorrebbe amare.
Meglio il rimorso
di una scelta sbagliata
che il rimpianto
di un'occasione perduta
ma l'egoismo a volte 
gioca meglio della mente
e la sensibilità si perde,
come niente.

mercoledì 23 ottobre 2013

senza maschere

Galeotte furono quelle stelle
e quelle mani, così belle,
e quelle labbra, mai baciate,
e quei sorrisi, mai sprecati.
Gli occhi ci rapirono
le emozioni più sublimi
e le parole ci lasciarono
sentimenti tormentati.
Il poco tempo
e la complicità
non ci fornirono elementi
per imparare a non amarci,
ma l'insicurezza
e la mancata follia
furono convincenti
per non andare avanti.
Buona fortuna, amico mio,
buona vita, amore mio,
sfrutta al meglio
ciò che hai imparato:
io torno alla mia vita
di false ingenuità
non senza nostalgia
e con meno libertà.

lunedì 24 giugno 2013

lasciati andare

Lasciati andare,
non fermarti all'amore.
Vai oltre il volere
un sogno spettacolare.
Non vivere nell'utopia
di una favola finta,
e al cinismo bastardo
non dargliela vinta.

Ridi e fai ridere
ma non ride il tuo cuore
nei tuoi sogni puoi amare
nei tuoi sogni sei speciale
lasciati andare, forza,
lasciati andare.

Non ti preoccupare
se non sai che volere
se non sai a chi dare,
non è necessario
che tu debba pensare.

Lasciati andare, forza,
lasciati andare.

Prendi esempio
dal tuo inconscio biricchino
che di notte ti fa stare
faccia a faccia col tuo cuore
che non sai governare
e in quelle fantasie
ti fa quasi morire.

Non ti soffermare
su chi ti vuol sfruttare
lui nemmeno lo sa
che rischia di far male:
quindi lasciati andare,
forza, lasciati andare.

Non buttare il tuo cuore
in pasto al pescecane,
non bruciarti l'anima
a forza di rosicare.
Vivi con ardore,
lasciati andare,
lanciati nel vuoto
non hai nulla da temere.

venerdì 3 maggio 2013

Vogliami scoprire


Ma non vedi che il mondo
fa il tifo per noi?
Insieme raggiungeremo l'orizzonte.
Siamo molecole, non atomi,
da soli siamo instabili.

Guarda la natura
che ci lancia i suoi segnali,
guarda su nel cielo 
e prendi le mie mani
e senti l'energia
che ci passa attraverso
non avere paura:
lo vuole l'universo.

Voglio prendermi cura
delle cose che sai,
voglio che tu sia te stesso,
ora più che mai.
Non temere il mio giudizio,
ti voglio come sei:
sei curioso, affascinato
dallo studio della vita,
devi conoscere la mia:
non hai vie d'uscita.

Non fidarti troppo 
di chi ti vuole bene
non sa che insieme siamo
qualcosa di sublime:
tempeste non piogge,
montagne non colline,
un fuoco che distrugge.
Vogliami scoprire!
Noi ci apparteniamo!
Diventerò il tuo vizio
che devi assecondare:
che l'avventura abbia inizio,
è ora di provare!

giovedì 21 febbraio 2013

Freccia di fuoco


La prossima fermata è quella di Cristiano: si avvicina alla porta per non rischiare di rimanere intrappolato da chi cerca di salire. Spesso la mattina ci incontriamo sulla banchina della metropolitana, aspettando che arrivi il treno colmo di gente.
Stamattina, però, il treno è veramente troppo pieno: un vero e proprio raduno di persone, chi lavoratore, chi studente, chi turista. A mala pena ci si riesce a reggere agli appositi sostegni rossi in alto e ad ogni fermata e ripartenza si rischia di cadere; che poi, cadere, è impossibile dato che si è stretti nella morsa di chi è accanto.Cristiano scende alla sua fermata e mi fa un cenno con la mano, poi il treno riprende la sua corsa.Tutto ad un tratto cominciamo a sentire uno strano calore provenire da fuori, le pareti del treno si fanno bollenti.
Il treno non si ferma alla stazione successiva e neanche a quella dopo. Uno strano presentimento sta nascendo tra noi: la sensazione di stare per morire. Forse questo è il momento peggiore della vita: il dubbio della morte.Mentre prima vedevamo le stazioni passarci davanti senza che ci fermassimo, adesso vediamo il rosso delle fiamme dai finestrini.Da fuori dobbiamo essere uno spettacolo stupefacente: un dardo infuocato che percorre i binari sotterranei della metropolitana di Roma. Nessuno, però, sembra preso dal panico: oramai la certezza della morte è insita in noi; qualcuno è dispiaciuto perché, prima di morire, avrebbe voluto fare qualcosa, ma poi ci pensa e capisce che se ancora non l'ha fatta un motivo ci deve essere. Comunque, la maggior parte di noi si guarda intorno nell'attesa di passare all'altro mondo. Facciamo tutti parte dello stesso rogo, un rogo che viaggia a 90 Km/h, ognuno di noi è la parte di un tutto. La cosa più intelligente da fare, forse, sarebbe andare verso i vagoni finali, dato che le fiamme provengono dalla testa del treno, per sperare di sfuggire al mostro-fuoco, ma siamo talmente tanti, intrappolati l'uno nell'altro, che nessuno ci ha ancora provato.
Vorrei piangere perché sarei potuta essere una persona diversa: se avessi saputo di dover morire così presto mi sarei divertita di più nella vita; non avrei avuto paura di trasgredire regole che considero idiote; non avrei temuto di innamorarmi, ma soprattutto di dirlo; avrei rischiato la vita per le persone che amo, tanto poi l'avrei persa su di un treno in corsa avvolto dalle fiamme. Il passeggero accanto ha già i vestiti ardenti, tra poco tocca a me.Il sedile di plastica mi si sta sciogliendo sotto il sedere e tra poco le mie ceneri si fonderanno con le sue.Sento la pelle che mi brucia, ma non fa male; a fare male è la lacrima che scende sulla mia guancia.

venerdì 25 gennaio 2013

Futurtreno


Sono scesa alla stazione
e il treno è andato avanti,
ho salutati i passeggeri:
li ho visti allontanarsi.
Ridevano tra loro,
si abbracciavano, baciavano,
ma nessuno s'è affacciato
a ricambiare il mio saluto.
Vestiti eleganti
con cravatte e lustrini,
le giacche, i tacchi,
rossetto e orecchini.
Sulla banchina, sola,
sono vestita di stracci,
pantaloni larghi, scoloriti,
cappello e sciarpa rimediati.
La loro corsa continua 
verso il futuro.
Banchettano felici 
sul treno, al sicuro.
Io attendo la coincidenza
di un treno quasi uguale
con più rispetto, però,
per chi è vestito male.
Mi mancherete, amici miei,
anzi, già mi mancate, 
ma oramai su quel treno
io viaggiavo in piedi:
non c'era posto per me
bisognosa di attenzioni,
per me che rido 
e, son sincera,
non sopporto i vostri modi.